Salmone allevato o selvaggio, esistono differenze?

In Italia si consuma principalmente salmone proveniente dell’Atlantico di cui i più conosciuti e richiesti risultano essere il salmone norvegese e il salmone scozzese. Attualmente la stragrande maggioranza di queste varietà di salmoni provengono da eccezionali allevamenti. Contrariamente a quanto la credenza popolare insiste a diffondere, il salmone allevato non è di qualità inferiore a quello selvaggio. La bontà della carne del pesce è invece un fattore molto soggettivo.

In Norvegia e in Scozia si trovano allevamenti ittici di sicura e comprovata serietà dove i pesci vengono cresciuti in grandi gabbie galleggianti profonde 40-50 metri e con una circonferenza variabile da 60 a 160 metri nel pieno rispetto dell’ecosistema. In questo ambiente, che garantisce ampio movimento, i salmoni trascorrono da uno a due anni di vita, finché raggiungono la taglia ideale per essere pescati.

Per legge esiste una quantità massima di salmone consentita dentro le gabbie, quando i pesci raggiungono un peso tra i 3 e i 6 Kg sono pronti per essere messi sul mercato.

I salmoni vengono nutriti un’alimentazione studiata per il completo benessere del pesce prima e del consumatore dopo.

Il salmone selvaggio ha probabilmente una dieta meno dosata dall’uomo, mangiando altri organismi che si trovano in cattività, come gamberetti e plancton.

La maggior differenza tra il salmone allevato e quello selvaggio sta semplicemente nel tipo di pesca effettuato che ne giustifica la differenza di prezzo. Mentre quello selvaggio viene pescato con reti da imbrocco o ad amo, quello allevato viene “pescato” solo quando raggiunge dimensioni adatte al mercato.

Apporto nutrizionale del salmone

Il salmone è ricco di acidi grassi polinsaturi Omega-3, che hanno una funzione protettiva sulle arterie e aiutano a prevenire malattie cardiovascolari (fonte ASMI).

Pochi alimenti possiedono tante virtù nutritive quanto il salmone. Ricco di proteine nobili, contiene tutti gli amminoacidi essenziali, le vitamine A, PP, calcio e fosforo. L’assunzione di pesce ricco di grassi Omega-3 risulta importante all’interno di una dieta equilibrata. A seconda del diverso contenuto di acidi grassi Omega-3 presenti nel salmone affumicato la legge prevede diverse diciture, scopriamole: “Fonte di acidi grassi Omega-3“per il salmone, come il Sockeye, che contiene circa lo 0,58% di EPA (acido eicosapentanoico) + DHA (acido docosaesaenoico); “Ricco di acidi grassi Omega-3” per il salmone, come il selvaggio Red King o il Salmo Salar (Norvegia e Scozia), che contengono circa l’1,56% di EPA + DHA il primo e l’1,28% il secondo.

Salmone affumicato

Il salmone affumicato è una variante ormai sempre più presente sulle nostre tavole, sul web impazzano migliaia di ricette che lo vedono protagonista di piatti specialmente durante il periodo natalizio ma non solo.

Il salmone viene successivamente affumicato a freddo con temperature di circa 28-29 gradi, per un paio di ore.

L’azienda Foodlab si occupa di affumicare salmoni con cura e professionalità ormai da molti anni, scopri chi siamo!

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